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lunedì 31 dicembre 2012

In ricordo del partigiano Mirto (Carai Giovanni)



Il partigiano Mirto, uno dei partigiani più anziani (scomparse nel 1992 alla soglia dei 92 anni), era uno dei miei contatti per il recupero di informazioni in quanto lui era in contatto con molti esponenti del clero che passavano informazioni utili ai partigiani.
Il partigiano Mirto era era l'intendente del comando di brigata, passo poi al comando di Divisione.
Il suo compito era l'approvvigionamento di armi , viveri ed altri generi alle formazioni partigiane.
Il partigiano Mirto fu tra i primi ad organizzare le brigate partigiane savonesi, salendo sulle montagne di Montenotte e di Finale, fino ad assumersi le responsabilità prima citate.
salì sulle montagne subito dopo l'8 Settembre 1943, avendo già assaggiato le piacevolezze del carcere durante il fascismo.

Nel 1935 fu tra i 18 imputati (tra cui Giuseppe Aglietto) condannati per propaganda sovversiva dal tribunale fascista di Savona.

La sua fu una peregrinazione tra le carceri di Finalborgo, Migliarina, Castelfranco, Fossano.
Carai fu un personaggio di riferimento della guerra di liberazione.
Terminata la guerra non volle sfruttare in alcun modo gli onori che gli venivano dalla resistenza.
Si occupò dell'A.N.P.I. ed a lui toccò l'onore di portare il medagliere della sezione savonese.

Partigiano Remo (Giovanni Taramasco)

sabato 29 dicembre 2012

Arrivo al distaccamento Maccari


Arrivai al distaccamento Maccari (IV brigata Garibaldi della divisione Gin Bevilacqua) che operava nell'entroterra savonese).
Nell'inverno la neve cadde abbondantemente.
Pervenni al distaccamento Maccari nei primissimi giorni del Gennaio 1945 dopo un viaggio che mi portò da Millesimo (località Tirasegno) al paesino di Bormida dove mi attendevano i componenti di una famiglia del posto che non conoscevo.
Da questa famiglia avrei avuto assistenza ed istruzioni per raggiungere le formazioni partigiane.
La strada provinciale che da Millesimo portava a Bormida era tenuta sgombra dalla neve dai cantonieri locali, ma era troppo pericolosa perchè attraversata da reparti tedeschi e fascisti dei battaglioni San Marco, Brigate Nere o Guardie Nazionali Repubblichine (G.N.R.).

Mio padre mi prestò un aiuto fondamentale ed inegualiabile.

Costruì prima della partenza da Millesimo delle racchette di legno necessarie per non sprofondare nella neve.
Con queste racchette riuscimmo faticosamente a compiere il tragitto via bosco, riducendo di molto il pericolo di imbattersi in truppe nazi fasciste.

Mio padre all'epoca aveva 50 anni e fu un esempio prezioso nella mia vita.

Arrivati a Bormida la famiglia ci accolse fraternamente, ci diede vitto e alloggio, ci ospitò per la notte.
Al mattino presto mio padre riprese la via del ritorno, a me toccò invece un'altra camminata sui monti ricoperti di neve, in compagnia del primogenito di questa cara famiglia che mi portò in una cascina in località Cravezza dove rimasi opsite alcuni giorni da generosi contadini che mi trattarono come un figlio.

( non si dirà mai con quale dedizione ed amore i contadini aiutarono, nascosero, curarono i partigiani delle località di montagna).

Arrivò poi a prelevarmi l mio amico partigiano Castagno (Arnaldo Rosati).
Salutati e ringraziati quei generosi contadini prendemmo insieme la via del distaccamento.
Durante il nostro cammino ci trovammo ad un punto in cui la neve arrivava al bacino e muoversi divenne veramente difficoltoso.
Arrivammo comunque al distaccamento Maccari prima di notte.
La mia curiosità era forte, fui accolto con simpatia da tutti e dal comandante Vladimiro (Vincenzo Bellini), chiamato dai nemici "quello della piuma" , perchè portava sempre un cappello da alpino con la classica piuma.
Una delle prime formalità da svolgere per un neo partigiano era la scelta del nome di battaglia.
Logicamente per evitare confusioni doveva essere un nome diverso dagli  altri componenti il distaccamento.
Alla fine la scelta cadde su "REMO".

Era ora di cena. 
la cucina era un tavolo con una protezione in lamiera in mezzo al bosco.
Sorpresa: quella sera il tavoro era ricoperto di pezzi di carne di mucca e polenta
Il cuciniere era un partigiano nei nostri confronti già avanti con gli anni, intorno ai 50 (partigiano Veleno- il nome era tutto un programma) mi spiegò che si trattava di un avvenimento straordinario e che ben difficilmente si sarebbe ripetuto.
Gustai la prima cena partigiana.
Chiesi poi a castagno notizie del mio amico Stefano Peluffo e la risposta fu dolorosa, perchè mi disse che venne catturato e fucilato con altri 4 patrioti il primo Novembre 1944.

Partigiano Remo (Taramasco Giovanni)

giovedì 27 dicembre 2012

Attività partigiana nel SIM (Servizio informazioni militari)



Nel distaccamento Maccari fuo assegnato al servizio SIM (servizio informazioni militari).
Il compito era di essere sempre in movimento in contatto con militari nemici che facevano il doppio gioco, per motivi diversi.
Erano personaggi che sinceramente, a parte alcuni realmente antifascisti, non mi erano molto graditi.
 Ricordo parecchie accese discussioni avute con molti di loro.

Comunque nel complesso questo compito non mi dispiaceva ed oltretutto, a parte la maggior responsabilità, e forse il maggior pericolo, c'erano anche dei vantaggi e non erano da poco.

Come in tutte le cose di questo mondo c'era il rovescio della medaglia: il pasto di mezzogiorno lo consumavo quasi sempre in trattoria a Vezzi San Giorgio: erano tagliatelle, un po di contorno ed un bicchiere di vino (nulla che vedere con quanto cucinato dal partigiano Veleno al nostro campo).

I pericoli però erano molti, essere in contatto con questi individui comportava sempre il rischio di tradimento.

Il mio armamento consisteva in una vecchia pistola cecoslovacca a tamburo (fortunatamente non ho dovuto sparare un solo colpo) e una bomba a mano del tipo a pigna di fabbricazione tedesca; il tutto nascosto dal vestiario di tipo borghese.

I contatti erano numerosi:
con i nostri appartenenti al SAP (squadra azione patriottica) e con i militari della repubblica sociale.

Ricordo a tale proposito i numerosi incontri che ebbi con un sottufficiale della Guardia di Finanza, il nostro punto di incontro era la pineta sotto il paesino di Tosse vicino a Spotorno.

Occorreva molta prudenza (ed io lo ero), non fidarsi mai, l'imboscata ed il tradimento erano sempre possibili.
Dovevo sempre accertarmi che l'arrivo del sottufficiale fosse solitario- oltretutto il personaggio non mi era molto simpatico.

talvolta le informazioni erano molto utili, come ad esempio quanto raccontato ne : la vittoria del pane bianco.

Incontravo spesso anche il partigiano Mirto (Carai Giovanni).
Era intendente al comando Brigata, successivamente passò al comando di Divisione.

Il suo compito era l'approvvigionamento di armi, viveri, per tutti i partigiani della Divisione GIn Bevilacqua.

Lo incontravo sempre nei paesini vicino a qualche chiesa.
I contatti con il clero erano numerosi.
I preti erano molto utili alla resistenza, le loro conoscenze erano numerose e sapevano il fatto loro.

Carai era il partigiano più anziano. morì nel 1992 prima di compiere 92 anni.
Partigiano Remo (Giovanni Taramasco)


mercoledì 26 dicembre 2012

Vita salva, per poco



Una notte di fine Febbraio del 1945, al distaccamento Maccari, riposavamo tranquillamente sotto le nostre tende.
Venimmo svegliati improvvisamente.

Una nostra staffetta ha segnalato una imponente forza nemica avanzare da parecchie direzioni.

Circa la metà delle nostre forze si era recata in altra località per il recupero di armi e munizioni, vettovaglie varie, frutto di lanci di arerei anglo americani.

Il comandante Vladimiro da rapidi ordini e ci pone i posizione di combattimento.
Una mitragliatrice è posta in posizione di controllo di strade e sentieri.

l'accampamento viene rapidamente smontato, le vettovaglie nascoste nel bosco.

Si avvista una colonna nemica avanzante.

Al momento opportuno si da ordine fuoco.

Sorpresi i nemici si sbandano, ma poi si riorganizzano e rispondono al fuoco con i mortai.
Ad un certo punto la nostra mitragliatrice si inceppa.

Fascisti e tedeschi vengono avanti.

Constatiamo trattarsi di un grosso rastrellamento, gli avversari sono venuti su da tutte le direzioni: calice Ligure, Mallare , Spotorno.

Praticamente hanno circondato tutta la zona occupata dalla IV Brigata della divisione Gin Bevilacqua.

Siamo in trappola.
Ordini rapidissimi: dividersi in gruppi di 3-4 volontari e, armati, nascondersi nel bosco che è abbastanza fitto.

Con altri due volontari mi ficco in un bosco in mezzo ad arbusti di erica foltissimi che ci nascondevano completamente la visuale.

passa un po di tempo in queste condizioni, non si riesce a quantificare, sembra un'eternità, il tempo si è fermato.

Sentiamo dei passi in lontananza.

Voci in tedesco ed in italiano: tedeschi e fascisti accomunati.

Ci ammutoliamo.
I nostri respiri è come se si fossero bloccati.
I passi si avvicinano sempre di più e con apprensione capiamo che sono rivolti verso un sentiero molto vicino a noi.

Il tempo trascorre lentissimamente, stranamente non nutro alcun timore, la mano posata sulla bisaccia piena di bombe a mano.
Non mi sembrano avvenimenti che possano riguardare la vita e la morte della mia persona.

La lunga fila - li sentiamo camminare ma sono nascosti alla nostra vista- sta per finire.

Ora si sente parlare in italiano.

Si fermano a qualche centinaio di metri da noi, bivaccano, è ora di pranzo.

Noi non abbiamo cibo, non ci interessa, ci manca anche l'appetito.

Sentiamo i loro discorsi.

Mi è rimasta ficcata in testa una voce:" sergente dov'è la mia marmellata" (chissà se l'avrà trovata?)

Finito il loro pranzo si allontanano e il silenzio torna nel bosco.

Rimaniamo soli con formiche , mosche, insetti vari e pidocchi.
A distanza di tempo penso: che fortuna che non avessero i cani.

Poi udiamo una voce amica, uno dei nostri partigiani ci chiama a raccolta: il pericolo è passato.
Si fa la conta: tutti presenti meno uno.

Ci raduniamo, in lontananza vediamo la lunga colonna nemica che ritorna alla base di partenza.

Adesso che il pericolo è cessato la paura entra in me ed un tremolio alle mani mi accompagna tutta la notte.

Il mancante all'appello, preso da timore, non visto getta l'arma e cerca di rompere le file nemiche: viene catturato.
Trascorsa la notte all'addiaccio l'accampamento viene poi ricostituito in un'altra parte del bosco.

Le azzeccate disposizioni dei nostri comandanti hanno salvato distaccamenti e partigiani.

partigiano Remo (Giovanni Taramasco)





martedì 25 dicembre 2012

Spie nella guerra partigiana di liberazione


Una caratteristica di tutte le guerre, anche quelle di liberazione o civili che dir si voglia, sono le spie (vedere anche morte di una delatrice fascista)
Anche nella prima guerra mondiale c'erano le spie ed una molto famosa era Mata Hari.
Le spie sono di tutte le bande, di tutti i colori, certo non sono esseri da portare come esempio.

Nelle formazioni partigiane si sono infiltrati degli uomini che poi si è scoperto, purtroppo quasi sempre con gravi danne e perdite di preziose vite umane, che erano alleati con il nemico.

Era quindi necessario scovare - nelle formazioni avversarie- individui disposti a fare il doppio gioco.

La mia attività come partigiano era proprio quella di mantenere i contatti per recuperare informazioni da fascisti delatori.

All'inizio del 1945 i sintomi della sconfitta totale dei nazi fascisti erano sempre più evidenti e quindi era più facile trovare nelle file avverse persone disposte, pur di salvarsi la vita, a fornire preziose informazioni di cui erano a conoscenza.

Una volta mi trovavo al mio distaccamento, il Maccari, ed era stata catturata una Brigata Nera.
Dopo un sommario e controverso interrogatorio, vivamente contestato, stava per essere mandato al distaccamento Stringhini  di triste memoria, per essere fucilato.

All'improvviso si avverte una strana agitazione.
E' arrivato al distaccamento un partigiano con in mano un ordine scritto da consegnare al comandante:

Nuove disposizioni, non procedere assolutamente con l'esecuzione. 

E' stato accertato che la Brigata Nera era un prezioso informatore ed andava subito liberato.

Il destino gli era stato favorevole.
L'aveva scampata veramente bella.

partigiano Remo (Giovanni Taramasco)


Un episodio negativo di vita partigiana

Partigiano Remo



Siamo all'inizio del 1945.
Sono un partigiano (partigiano Remo) della IV brigata , divisione Gin Bevilacqua, distaccamento Maccari.
Qui faccio parte del SIM (servizio informazioni militari).

In pratica mantengo i contatti con fascisti pentiti, militari e fascisti che fanno il doppio gioco per salvare la pelle qualora la guerra avesse preso un esito non favorevole per loro.

Mi trovo nel bosco nelle vicinanze del distaccamento.

Una pattuglia partigiana accompagna per essere fucilato un uomo, accusato di essere una spia nazi-fascista.

Un partigiano del Maccari si avvicina e sferra un violentissimo pugno alla mascella della spia indifesa.

Immediatamente - era con  me il partigiano Castagno- fermo l'esecutore di un gesto così incivile e gli chiedo spiegazioni.

Mi si risponde, a giustificazione dell'atto, che i genitori del partigiano avevano subito molte sevizie dai fascisti.

Non sono per niente soddisfatto della risposta.

A mio giudizio i partigiani avrebbero dovuto essere totalmente diversi dai loro avversari ed in senso positivo, altrimenti che valore aveva la nostra lotta di liberazione? 

Con Castagno , che era d'accordo con il mio pensiero, ci recammo al comando per denunciare il fatto.

Dai comandanti riceviamo comprensione assoluta.

Le disposizioni sono:
Nessun prigioniero deve subire molestie di alcun tipo.

Sono rimasto totalmente soddisfatto delle decisioni adottate nei confronti di atti da condannare come estranei al Movimento di Liberazione nazionale

Partigiano Remo (Giovanni Taramasco)